Ucraina, gli accordi di Minsk scricchiolano

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Merkel, Hollande, Poroshenko and Putin condannano la violazione del cessate il fuoco dopo la presa di Debaltseve da parte dei separatisti. Nel frattempo, è braccio di ferro tra Mosca e Nato, dopo la decisione di Stoltenberg di aumentare le forze di difesa nei Paesi Baltici.

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“Puzza di genocidio”. Queste le parole con cui il 25 febbraio il presidente russo Vladimir Putin ha bollato la decisione del governo ucraino di ridurre le forniture di gas nel Donbass. “Oltretutto, gli osservatori internazionali hanno parlato di catastrofe umanitaria nelle regioni di Donetsk e Lugansk”, ha ribadito.

Tuttavia, nelle ultime 24, per la prima volta dall’inizio dell’anno, in Ucraina non ci sono stati combattimenti. E ,nel rispetto del cessate il fuoco decretato a Minsk il 12 febbraio, le truppe regolari e filorusse dovrebbero ritirarsi dalla cosiddetta zona di sicurezza per almeno 50 chilometri.

Ma il livello di stress tra le parti in causa sta comunque aumentando. Per prima cosa, gli accordi di Minsk sono inconsistenti. L’esercito di Kiev e i separatisti, infatti, hanno continuato comunque a combattere dal 15 al 24 febbraio. In particolar modo, i filorussi sono riusciti a conquistare Debaltseve, importante nodo stradale e ferroviario a metà strada circa tra Donetsk e Lugansk. E, ancora, stanno pensando ad un’offensiva contro Mariupol, cruciale città portuale situata sul Mare di Azov.

In aggiunta, è in corso una guerra psicologia tra Russia e Nato. Nonostante le continue conferenze telefoniche tra Merkel, Hollande, Poroshenko e Putin, concordi nel denunciare le violazioni degli accordi di Minsk soprattutto da parte dei separatisti, la vera disputa in corso è tra Mosca e i membri dell’Alleanza Atlantica.

La recente decisione di Stoltenberg di incrementare le forze di difesa nei Paesi Baltici ha suscitato la stizzita reazione del Ministero per gli Affari Esteri russo, che ha parlato di “minaccia alla sicurezza nazionale”. In più, il presidente lituano Grybauskaite ha annunciato la reintroduzione della leva obbligatoria viste “le attuali dinamiche geopolitiche”. Mentre il premier britannico Cameron e il suo governo hanno parlato di “guerra calda”, dopo che, il 19 febbraio, l’aeronautica di Sua Maestà ha intercettato due caccia russi sopra i cieli della Cornovaglia.

Mentre Stati Uniti e Unione Europea stanno pensando a nuove sanzioni economiche, Francia e Germania devono riuscire ad imporre ad Ucraina e Russia il rispetto del cessate il fuoco così da permettere agli inviati Osce di intervenire nel Donbass. Le stime Onu, infatti, riportano di non meno di 5665 morti e almeno 13961 dall’inizio della crisi in Ucraina.

Giacomo Pratali

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