Ucraina, aspettando Minsk

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Germania e Francia tentano la linea del dialogo con la Russia per fermare il conflitto in Ucraina. Ma linea oltranzista di Putin e il riarmo annunciato dalla Nato non giocano a favore del vertice di Minsk

In attesa dell’incontro tra Merkel, Hollande, Poroshenko e Putin in programma a Minsk l’11 febbraio, siamo di fronte alla presenza di tre gruppi di giocatori seduti al tavolo dell’Ucraina. Il primo mette assieme gli Stati Uniti (Nato) e i Paesi dell’Est Europa come Bulgaria, Romania, Polonia, Estonia, Lettonia e Lituania. Il secondo comprende la Russia. Il terzo vede presenti Germania, Francia, Italia e Gran Bretagna.

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La guerra civile tra l’esercito ucraino e i filorussi ha prodotto numerosi morti dall’inizio di gennaio, quando la situazione ha iniziato a degenerare. Mentre Putin viene ancora accusato di aiutare i separatisti con armamenti, truppe e sostegno finanziario, Usa e Ue stanno pensando di aumentare le sanzioni economiche e di allargare la lista nera degli oligarchi russi.

Ma alcuni Paesi europei e la Nato hanno in mente due diverse prospettive per porre fine al conflitto. Merkel e Hollande, in rappresentanza della maggioranza degli Stati Ue, sono convinti che il dialogo con Putin sia la strada giusta. Viceversa, il 5 febbraio, la Nato ha annunciato l’insediamento di sei centri di comando e di controllo in Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia e Romania e il rafforzamento delle sue linee di difesa: “Il contingente militare Nato verrà aumentato fino a 30000 truppe”, ha riferito il segretario generale Stoltenberg,

L’incontro in programma l’11 febbraio sarà un momento cruciale per le sorti della guerra civile ucraina. Tre i differenti punti di vista sul tavolo. L’iniziativa franco-tedesca si basa sugli accordi di Minsk del settembre scorso: richiamo immediato delle truppe da parte dei separatisti, ritiro immediato degli armamenti da parte di Mosca, l’immediata creazione di un corridoio umanitario, apertura per una parziale autonomia del Donbass.

Di contro, Putin e Poroshenko hanno due visioni diverse. Il primo vuole il pieno rispetto dell’indipendenza delle repubbliche di Crimea, Donetsk e Lugansk. Il secondo pretende di tutelare l’unità nazionale ucraina e ha chiesto più volte ad Obama un aiuto militare per combattere i separatisti, ma il Presidente degli Stati Uniti è apparso indeciso a riguardo.

Tuttavia, occorre ricordare che la crisi ucraina altro non è che la prosecuzione della Guerra Fredda. Pertanto, Washington e Mosca devono tornare a parlare insieme di una comune strategia geopolitica. Gli interessi “Atlantici” di Obama e il tornaconto di Putin nell’est Europa devono trovare un punto di incontro.

Giacomo Pratali

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