Disastro aereo Ucraina: tra le responsabilità dei separatisti e l’escalation della guerra verbale tra Putin e i leader mondiali

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Il Boeing 777 della Malaysia Airlines abbattuto da un missile Buk in dotazione ai filorussi. Il rimpallo di accuse fa da contraltare alle polemiche al permesso negato agli osservatori dell’Ocse di condurre le indagini sul luogo dello schianto

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“La responsabilità di quanto è accaduto è da attribuire a Putin, colpevole di aver armato i separatisti filorussi. Adesso auspico che agevoli le indagini”. È l’ennesimo richiamo ufficiale, a pochi giorni dall’abbattimento del Boeing 777 della Malaysia Airlines nei cieli dell’Ucraina orientali in cui sono morti 298 civili, rivolto dal presidente Obama al capo del Cremlino.

Il rimbalzo di responsabilità a poche ore dal disastro aereo tra Kiev e i combattenti secessionisti ha lasciato spazio alla quasi certezza che sono stati quest’ultimi ad avere abbattuto l’aereo di linea partito da Amsterdam e diretto a Kuala Lumpur. La mancanza di uno dei due radar necessari per riconoscere l’obiettivo ha fatto sì che il missile Buk (lanciato probabilmente dalla cittadina di Snizhne) abbia abbattuto il Boeing 777, nonostante questo fosse un velivolo di natura civile.

Ma l’incancrenimento del conflitto e dell’astio tra Kiev e Mosca e separatisti filorussi ha portato ad un clamoroso rallentamento delle indagini. Da subito gli Usa, l’Ue, la Nato e il premier malese Razak hanno chiesto un’indagine veloce, che faccia al più presto luce sull’accaduto. Nonostante i corpi olandesi siano sulla via del ritorno, i ribelli di Donetsk hanno cercato di ostacolare, a più riprese, le ricerche degli operatori internazionali sul luogo dello schianto.

I miliziani filorussi hanno dapprima avuto la responsabilità di aver recuperato resti e corpi e di averli messi su un camion diretto a Donetsk, senza permettere agli osservatori Ocse di poter svolgere la necessaria indagine sul campo per ricostruire in modo fedele le dinamiche dell’incidente. Oppure, di non avere consegnato subito le due scatole nere recuperate a terra. In più, gli stessi ispettori sono stati ostacolati nelle loro ricerche: ad esempio, gli è stato consentito di visionare un’area distante solo 200 metri da luogo del disastro, quando detriti e resti di cadaveri sono stati ritrovati a 20 chilometri di distanza.

Dopo la ripresa degli scontri nell’Ucraina orientale, dopo la breve tregua seguita all’incidente aereo, Putin continua ad accusare Kiev del disastro aereo. Ma la richiesta dei leader mondiali di una maggiore collaborazione nelle indagini e di un’adeguata opera di dissuasione presso il fronte filorusso, non potrà rimanere inascoltata dal Cremlino.

Questo avvenimento ha portato una nuova ventata di gelo nei rapporti tra Mosca e Kiev e continue minacce di sanzioni e provvedimenti da parte dell’Unione Europea (duro è stato il colloquio telefonico di sabato tra Cameron e Putin) e degli Stati Uniti. Ma quello che appare evidente è che l’abbattimento dell’aereo della Malaysia Airlines ha reso, se possibile, ancora più internazionale la crisi ucraina. La dotazione militare fornita ai sepatisti filorussi, rende la Russia corresponsabile di quanto avvenuto. E rende ancora più chiaro che la risoluzione diplomatica del conflitto nel paese ex sovietico passi dal dialogo tra Putin da una parte e Obama (e Nato) dall’altra.

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